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Biocomputer realizzati con neuroni umani

Biocomputer: un passo in avanti, mentre ancora stiamo imparando ad usare l’intelligenza artificiale.

Una goccia di umanità all’interno di una fredda scienza o l’inizio di una manipolazione terrificante?

Un gruppo di scienziati che fanno capo ad un’equipe della John Hopkins University ha pubblicato, sulla rivista “Frontiers in Science“, uno studio teorico sui dispositivi basati sull’hardware biologico.

Parliamone meglio. 

Gli studi degli scienziati della John Hopkins University riguardano l’uso di neuroni umani in coltura, denominati organoidi cerebrali o brain-on-a-chip, per creare un hardware biologico.

Thomas Hartung, portavoce della John Hopkins University, ha definito così la scoperta:

Abbiamo chiamato questo nuovo campo interdisciplinare ‘intelligenza degli organoidi’, Oi  e si è ormai raccolta una comunità di scienziati molto brillanti per sviluppare questa tecnologia, che riteniamo lancerà una nuova era di bioinformatica efficiente, veloce e potente.”

Certo la prospettiva di questa teoria non tarderà a trovare la sua realizzazione.

Gli organoidi cerebrali

Queste entità non corrispondono ad un completo cervello, ma ne dimostrano caratteristiche non solo strutturali, ma anche funzionali, che permettono agli organoidi cerebrali di sfruttare attività cognitive come apprendimento e memorizzazione.

E’ sempre Hartung che spiega le ragioni a favore dell’uso  degli organoidi cerebrali: 

“I computer tradizionali, basati sul silicio, sono certamente molto bravi a manipolare i numeri, ma i cervelli sono molto più bravi ad apprendere informazioni. Per esempio, AlphaGo, l’intelligenza artificiale di Google che ha sconfitto il campione mondiale di Go nel 2016, si è ‘allenata’ studiando circa 160mila partite. Un essere umano dovrebbe giocare cinque ore al giorno per oltre 175 anni per arrivare allo stesso numero […] I cervelli hanno una capienza incredibile, dell’ordine dei 2500 terabyte. Stiamo raggiungendo i limiti fisici del silicio, dal momento che non possiamo inserire ancora più transistor sui chip. Il cervello, invece, è “cablato” in modo completamente diverso: ha circa 100 miliardi di neuroni, collegati su un numero enorme di punti di connessione. È una differenza di potenza enorme, comparata alla tecnologia attuale”.

Biocomputer realizzati con neuroni umani
(Fonte immagine: Frontiersin)

Organi in provetta

Già da anni si realizzano, nel mondo, organi derivati da cellule vive. Cuori, reni e altre parti organiche si prestano a sperimentazioni di farmaci o di malattie.

Già nel 2016 scienziati della Vanderbilt University è riuscita a realizzare in laboratorio un micro-fegato, creato per verificare le funzioni di un fegato vero, studiarne le caratteristiche cellulari e gli effetti di certi farmaci su tessuto specifico.

All’Università di Toronto, in unione a quella di Montreal, nel 2022, si è riprodotto il ventricolo sinistro del cuore. Il fine  è quello di studiare tessuti e cellule che annullino la necessità di una chirurgia invasiva.

Ovvio che il passo degli studi andasse velocemente nella direzione  delle applicazioni del cervello, ancora non del tutto conosciuto e affascinante organo umano. 

E’ nel 2019 che a San Diego, all’Università della California, si concretizza la creazione di un mini-cervello in grado di reagire, in modo similare al cervello di un neonato nato prematuro.

Nel 2021 un’impresa, la Cortical Labs, ha realizzato un mini cervello capace di “giocare” al videogioco Pong.

Quando vedremo realizzati i biocomputer?

Forse  non siamo neppure in grado di immaginare come possano essere fatti i biocomputer.

E’ sempre Thomas Hartung che ne parla: 

“Dobbiamo anzitutto riuscire a ingrandire gli organoidi cerebrali, Al momento sono troppo piccoli, ciascuno di loro contiene circa 50mila cellule. […] “Lo scorso agosto abbiamo sviluppato un dispositivo di interfaccia cervello-computer che è una sorta di elettro-encefalogramma per organoidi: si tratta di una specie di ‘cappello’ flessibile coperto di piccoli elettrodi in grado di raccogliere i segnali dagli organoidi e di inviargliene degli altri.”

I tempi sono prevedibilmente lunghi, ma non troppo, poi, in questa epoca veloce nella sua stessa sintesi.

Chiederci se queste future realizzazioni avranno ricadute sulla questione etica è, quantomeno, lecito. Laddove siano presenti cellule umane possiamo pensare a sensazioni che ci sono proprie? E chi donerà le cellule necessarie per le colture? E quali regolamentazioni verranno create per salvaguardare le sottili, delicate connessioni che si sviluppano in questo tipo di usi?

L’etica in questi casi è veramente di difficile composizione, per cui non ci rimane che aspettare.

Potrai leggere altri interessanti articoli esplorando il blog “La Magia dell’Ago

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