Golconda Blue: storia di un diamante e dei suoi proprietari

Golconda Blue: storia di diamanti e dei loro proprietari

“Golconda Blue” : il 14 maggio sarà messo all’asta uno dei diamanti più grandi e belli della storia.

Da Christie’s a New York è esposto dal 14 aprile il più grande diamante blu mai messo all’asta. L’esposizione precede il giorno della vendita “Magnificent Jewels”, che avverrà a Ginevra.

“Questo è il diamante blu più famoso al mondo che viene messo all’asta per la prima volta in oltre 100 anni“, ha dichiarato Rahul Kadakia, responsabile internazionale della divisione gioielli di Christie’s.

Il diamante è incastonato in un anello dalla foggia creata da designer parigino JAR.

Golconda Blue: storia di un diamante e dei suoi proprietari

La pietra è stata estratta a Golconda (da cui deriva il nome), in India, più di 300 anni fa e, ad oggi, ha un peso di 23,24 carati. Si stima che verrà venduto per una cifra compresa tra i 35 e i 50 milioni di dollari.

Mentre il termine “Golconda Blue” definisce una qualità quasi mitica di purezza e colore, piuttosto che un singolo diamante, la sua essenza è incarnata da alcuni dei più celebri e storici diamanti blu del mondo, la cui origine è indissolubilmente legata alle leggendarie miniere indiane.

Tracciare la storia dei proprietari di questi straordinari gioielli significa intraprendere un viaggio affascinante attraverso secoli di regalità, potere, intrighi e, talvolta, presunte maledizioni.

Esaminiamo le vite intrecciate con i due esempi più iconici di Diamanti Blue Golconda: il Diamante Hope e il Diamante Wittelsbach-Graff.

I proprietari dei leggendari Diamanti Blue di Golconda

Golconda Blue: storia di un diamante e dei suoi proprietari

– La stirpe reale e maledetta del Diamante Hope

Il destino del Diamante Hope è forse uno dei più raccontati e romanzati nella storia delle gemme.

La sua storia di proprietà è una saga avvincente:

  • Jean-Baptiste Tavernier, (siamo circa nel 1666) era un celebre mercante d’arte. Acquistò la pietra grezza, stimata intorno ai 112_115 carati, in India, quasi certamente dal distretto minerario di Golconda (probabilmente dalla miniera di Kollur). Non fu un “proprietario” in senso classico, ma sicuramente il responsabile della sua introduzione in Europa.
  • Re Luigi XIV di Francia (1668). Il Re Sole acquistò il diamante da Tavernier. Lo fece tagliare dal gioielliere di corte, Sieur Pitau, ottenendo una pietra di circa 67 carati, nota come “Blu di Francia” (Le Bleu de France). Divenne un simbolo sfolgorante del potere e della ricchezza della corona francese, incastonato in un elaborato pendente per l’Ordine del Toson d’Oro.
  • Re Luigi XV e Re Luigi XVI / Maria Antonietta. Il gioiello rimase tra quelli della corona francese, passando ai successori di Luigi XIV. Maria Antonietta fu l’ultima regina a indossarlo ufficialmente.
  • Furto durante la Rivoluzione Francese (1792). Durante il saccheggio del Garde-Meuble National (dove erano custoditi i gioielli della corona), il Blu di Francia fu rubato e scomparve per circa due decenni. Questo periodo oscuro alimenta molte leggende.
  • Ricomparsa a Londra (circa 1812). Un diamante blu di circa 45 carati, fortemente sospettato di essere il Blu di Francia ritagliato per mascherarne l’identità, apparve a Londra. Potrebbe essere passato per le mani del mercante Daniel Eliason.
  • Famiglia Hope (fino al 1901). Il diamante passò attraverso diversi membri della famiglia Hope, tra cui Henry Thomas Hope e Lord Francis Hope. Fu durante il possesso di Francis Hope, afflitto da gravi difficoltà finanziarie e da un turbolento matrimonio con l’attrice May Yohé, che la leggenda della maledizione prese piede mediaticamente.
  • Pierre Cartier (1910). il famoso gioielliere parigino acquistò il diamante, probabilmente amplificando le storie sulla maledizione per renderlo più intrigante e vendibile.
  • Evalyn Walsh McLean (1911). La ricca ereditiera americana acquistò l’Hope da Cartier. Nonostante le oscure leggende, lo indossò frequentemente e ostentatamente per tutta la vita, anche se la sua famiglia fu colpita da diverse tragedie (la morte di un figlio, il declino mentale del marito, problemi finanziari), che rafforzarono la superstizione popolare.
  • Harry Winston (1949). Dopo la morte di Evalyn MvLean, il rinomato gioielliere newyorkese Harry Winston acquistò l’intera collezione di gioielli MaLean, incluse l’Hope. Lo espose in giro per il mondo per diversi anni.
  • Smithsonian Institution (1958 – oggi). In un atto di straordinaria generosità e lungimiranza, Harry Winston donò il Diamante Hope allo Smithsonian National Museum of Natural History di Washington D.C., dove è oggi una delle attrazioni più popolari e ammirate di una testimonianza vivente della storia dei Diamanti Blue Golconda.

– Il Viaggio aristocratico del Wittelsbach-Graff

Golconda Blue: storia di un diamante e dei suoi proprietari

Meno avvolto da maledizioni, ma altrettanto affascinante per la sua storia regale, il Wittelsbach-Graff (originariamente solo Wittelsbach) è un altro splendido esempio di Diamante Blue Golconda.

  • Origini incerte ma probabile Golconda (XVII secolo). Come per l’Hope, si ritiene che provenga dalle miniere indiane associate a Golconda. Una teoria popolare suggerisce che facesse parte della dote dell’Infanta Margarita Teresa di Spagna quando sposò l’Imperatore Leopoldo I d’Austria nel 1664, forse donato da suo padre, Re Filippo IV di Spagna. Tuttavia le prove concrete sono limitate.
  • Casa d’Asburgo / Casa di Wittelsbach (Baviera) (1722). Il diamante entrò a far parte dei gioielli della corona bavarese attraverso il matrimonio tra Maria Amalia d’Austria (nipote di Leopoldo I) il il principe ereditario bavarese Carlo Alberto (della Casa di Wittelsbach). Rimase in possesso della famiglia Wittelsbach per quasi due secoli. Fu incastonato nell’Ordine del Toson d’Oro bavarese e, successivamente, nella corona reale bavarese.
  • Vendita privata (anni ’30 – ’50). A seguito dell’abolizione della monarchia bavarese e delle difficoltà economiche del dopoguerra, la famiglia Wittelsbach vendette il diamante. Passò attraverso diversi commercianti e collezionisti privati rimanendo relativamente fuori dai riflettori pubblici.
  • Christie’s Asta (2008). Il Diamante Wittelsbach riemerse spettacolarmente quando fu messo all’asta da Christie’s a Londra.
  • Laurence Graff (2008 – oggi) noto gioielliere londinese, acquistò la pietra per la cifra record dell’epoca di 16,4 milioni di sterline. Prese la controversa decisione di farlo ritagliare leggermente (da 35,56 a 31,06 carati) per rimuovere alcune imperfezioni e migliorare il colore e la brillantezza, ribattezzandolo Wittelsbach-Graff. Sebbene criticato dagli storici per aver alterato la gemma storica, Graff sostenne di averne liberato il vero potenziale. Il Wittelsbach-Graff rimane uno dei Diamanti Blue Golconda più importanti e preziosi al mondo.

Queste storie illustrano come i Diamanti Blue Golconda, non siano solo meraviglie geologiche, ma anche catalizzatori di storia umana, simboli di potere, oggetti di desiderio e protagonisti di leggende che continuano a brillare nel tempo.


Fonti consultate:

– Gemological Institute of America: “The Hope Diamond“

– Smithsonian National Museum of Natural Histori: “The Hope Diamond“

– Christie’s: “The Wittelsbach Blue“

– Ian Balfour: “Famous Diamonds“

– George Kurian: “Gemstone Encyclopedia“

– Jean-Baptiste Tavernier: “Travel in India“

– Graff Diamonds Website

Potrai leggere altri interessanti articoli esplorando il blog “La Magia dell’Ago“

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